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Kakihara
del cauterizzare immaginario Lei mi definì con frasi nuove e stranamente non traverse un mostro trascurabile, lui sta con lei, e il loro rapporto non lo conosco nè voglio. Non conosco nemmeno loro, e loro nemmeno conoscono me, nemmeno formalmente, il giusto per il gossip, proprio poco. ritrovo tracce del secondo in quel pozzetto senza fondo della rete, sarà senza fondo ma ovunque ti sposti sgomiti un conoscente un conosciuto un già sentito, un cuggino di, qualcosa che mi stupisce, e non capisco perchè il ritrovare mi stupisca, non solo me, è fisiologico della specie suppongo. Mi chiedo che fine abbiano fatto, i-quelli-di-cui-sopra, e a comando riappaiono per sbaglio, e continuo a non saperne nulla di piu'. Se io potessi rimuovere dai ricordi di lui & lei e tutti gli altri, il mio nome eil mio viso e cio' che hanno creduto di sapere di me, da lui& lei e tutti in generale, anche dalla barista del bar dell'università, se io potessi evitare che lui&lei e la barista e l'amico dell'amico ricordino e riportino i ricordi e inquinino il sapere di chi non sa, moltiplicandosi come un cancro non mortale, solo infinito, invadente, osceno, io lo farei senza un pensiero, tagliare con precisione la vena del loro ricordare il presunto mio, levare la piccola matrice del mio soffrire e smettere di essere saputo nel mio dolore, nemmeno come dolore, come fatto: un legamento rotto. Forse sarei libero forse no, ma non sarebbe piu' nelle mani di chi non deve toccare, non doveva.
Kakihara
[Tutto è andato bene, sempre l'ultima cosa che ci si aspetta accade.] taccuino I Scena secondaria del primo famigerato film: il gruppo di veteromafiosi suburbani si incontra su habbo per decidere i piani d'azione. Kakihara
dei masochismi e dei saponi aromatizzati Partenze per luoghi surreali di divertimento collettivo che medito di sprangare non appena marcero' su milanodue, il prossimo secolo se il progetto raggiungi-l'immortalita andrà in porto, mi domando ascoltando insonne musica elettronica di bassa lega e alto profitto, a volte a queste ore e momenti della vita -ah- dona un qualcosa di provvisorio e pulito ai momenti come dolcificante immaginato sui denti regolari, un complemento, mi domando quanto sarò caldo il sole e quanto stonero' sul paesaggio. non conto le ore che devono trascorrere perchè sarebbe troppo. Allora potrebbe essere saggio non farlo, non andare, ma per qualcosa che forse V. definirebbe un agguato castanedesco [forse, io non so un cazzo di tutto cio'] mi va di fare una cosa innaturale e poco mia e sotto sotto so che dev'essere per sprezzo di qualcuno, tanti, molti, forse. Naturalmente il mio sprezzo andrà a puttane nei fatti e nel mio ricordo quando saro' là, coperto dal sorriso timido e dal nascondermi dietro, letteralmente, chi conosco meglio. come un anemone incapace, mi attacchero' al paguro di turno, al portatore del piu' alto punteggio di protezione tattica che avro' accanto, e so già il suo nome. Lì restero', riprendendo a camminare a testa troppo alta non appena saro' sulla via di casa, e pensero' le cose che avrei voluto dire, e mi sentiro' in ogni caso bene, in ogni caso avro' collezionato una giusta dose di benessere, o di aneddoti, o di ingiustizia, o di umiliazione immeritata di cui dissertare altrove, lamentarmi, altro. Forse ho solo bisogno di fatti, di fatti ne ho davvero pochi da tempo. no, non fatti, fose li ho gia'. Epocali risoluzioni le ho sempre, emozioni poche da poco ritrovate, non fatti ma azioni a mancare, episodi. C'è un altro movente [movente, proprio] ed è testare sado-masochisticamente i risultati ottenuti su fronti che non ho intezione di illustrare qui -regalando coscienza a lettori invisibili come la fortuna del lotto opprtunamente bendata- testare, buttando in mezzo a qualcosa che rintengo inesorabilmente brutto [la gente, sostanzialmente, un aggolmerato di persone eun tempo poco intimo, lo sfondo piu' scivoloso per me] tutto cio' che ho per ora su quel fronte, vedere cosa accade. Prevedo il peggio, e la necessità di ferite estetizzanti diventa un sospetto sempre piu' marcato, nulla di decadente una volta tanto, qualcosa che ha a che fare coi miei miti infantili e attuali, naif, terrificantemente naif, o forse no. non mi è chiaro se la mia assenza di miti che non siano figurine di qualcosa di semplice e simbolico sia una cosa patetica o perfettamente mia. Se sia un segno dei tempi o di insanità o qualcosa di bello, molto bello. non lo decidero'. La parte sado ha scelto la camicia da mettere domani, la parte maso sta qui al pc ascoltando faithless e non è felice di quello che deve accadere, ma è maso, percio' si limita all'insonnialucida come prima di un esame. Se solo sapessero cosa provo, non mi vorrebbero piu', e credo non soffrirei. Mentre facevo il caffè solubile prima di sedermi qui ho rivisto il mio vecchio bagno, l'ultimo dell'ultima casa che ho potuto definire tale e che non vedo da parecchi mesi, o in effetti anni. Era piuttosto impervio come forma, scomodo perchè nato di straforo in una scissione architettonica un po' infame di un appartamento da rivista in due appartamenti non da rivista ma notevoli. lo avevo decorato [era piccolo percio' non ne servivano molti] di piatti cinesi a loro volta riempiti di tranci di sapone colorato di una nota catena di negozi frikkettoni, somigliavano a un prazo di matrimonio tradotto in saponi. Questo è quello che faccio nelle case che credo, spero, fantastico, accoglieranno cose belle, definitive, ne decoro lo sfondo come uno scenografo appassionato e con pochi fondi perchè ci crede così, crede nelle cose poco costose. Erano mesi, tanti, che non mi mancava un posto cosi, non il posto: qualcosa da curare così, in modo forse inutile e strano, approntare per il domani. ci ho pensato invece prima, immaginando lo stesso posto, che molto difficilmente riavro', immaginando l'ultimo amore che ho immaginato in quella vasca ad usarli, o forse l'unico che vi ho immaginato, per concomitanza di tempi, e temo la poca propensione ai bagni del mio amore meno amato di quel periodo [capita]. Non mi ha amareggiato come sarebbe accaduto tempo fa, ho mescolato la scarsa schiuma della declinazione coop del nescafè immaginando quale delle saponette avrebbe usato, contento. Credo quella alla menta. Credo che assieme avremmo la casa piu' bella del mondo. Vorrei parlare delle attitudini genetiche, di una cosa che osservo da un po', una cosa del corpo e solo di quello, ma ora non so farlo. Rimando, e mi inabissero' in altro caffè e nel videogioco piu' bello del mondo o qualcosa di altrettanto pervesamente e privatamente incoraggiante. Kakihara
Perlopiu' mi disgusto. Cerco di fare il possibile: le mosche sono idiote, ma se mi scocciano non le schiaccio, cerco di spostarle altrove senza ledere la loro vita. I bambini mi stanno sovente sul culo, e li trovo spesso brutti, di un colore e aspetto che trovo davvero brutto paragonato a quasi tutti i cuccioli nel mondo animale. In treno due gg fa ce n'era uno calvo, rosa e che faceva un rumore infernale con un giocattolo elicottero progettato da un pervertito: emetteva luci suoni di volo, mitra e sirene contemporaneamente. tuttavia la madre sembrava gradire il casino meno di me perchè l'ha mollato liberamente per il vagone semivuoto a fare danni e infilare le paffute appendici ovunque. Naturalmente la creatura ha istintivamente scelto il posto speculare al mio per proseguire la demolizione del vagone, con mio sommo disappunto. tuttavia da sotto lo sciatto giornale copiaomaggio dietro cui mi ero barricato occhieggiavo che non rischiasse l'amputazione accidentale di qualcosa, o un altra tragedia simile. Io non sono buono, ma cerco di non essere immorale. Perlopiu': le persone non schiacciano le farfalle, ma le mosche sì. I commessi di mezzetà insoddisfatti del loro lavoro e vita sessuale, ti servono scazzati se sei un ragazzo imbranato, ti servono con solerzia rincoglionita se sei una ragazza imbranata. Le commesse giovini, o quelle di mezzetà insoddisfatte come sopra ti servono sorridendo oltremisura se sei un ragazzo [imbranato non serve] di media aitanza e ti servono con una smorfietta se sei una ragazza di media aitanza [cio' si aggrava se il cliente dopo te è un ragazzo di media aitanza]. Se sei una fanciulla con le stampelle e incroci una neomadre con pargolo in carrozzina, non si sposta dalmarciapiede che occupi piu legittimamente del suo pupo ma ti sposta con appeal tutto da pogo giu'. di contro, se sei un ragazzo carico di borse le fanciulle di ogni età si spostano gentilmente in una via stretta, mentre i faciulli se ne fotteranno regalandoti spallate. Un amico vestito da cretino raccoglie la comprensione per il caso/mancato dono del gusto/penuria di denaro allo shopping, mentre lo sconosciuto vestito da cretino nel corridoio dell'università raccoglie una battutina acida. I bambini raccolgono da tutti comprensione regalata solo in nome della loro incapacità fisica e psichica [e cos'è se no?]. Possono cagare su un passante che questi smadonnerà tra i denti di un sorriso intenerito e che temo sia sincero. dieci anni dopo il pargolo medesimo all'affacciarsi della pubertà raccoglierà un calcio in culo dal medesimo signore se gli pesta un piede per sbaglio in una via affollata. Le persone, perlopiu', sembrano dotate letalmente dell'incapacità logica di concludere che uno sconosciuto è solo un amico o un nemico potenziale, e piu' in generale un essere umano come te, non una sagoma 3D con lo stesso spessore emotivo di un manichino da tiro a segno. Sembrano incapaci di percorrere il preciso e davvero semplice filo logico che fa concludere che se mangi un maiale puoi mangiarti anche un cane, che piu' in generale non solo il cane il gatto o il tuo iguana è dotato delle connessioni nervose necessarie -potenzialmente- ad iniziare un rapporto emotivo reciproco, ma anche le mucche, le anatre o chi per loro. Soprattutto la ratio umana cade come una pera che ha fatto il suo tempo e si perde davanti all'infanzia. L'incapacità di connettere lucidamente che quella cosetta rosa [o altri toni] e urlante che totalizza i loro istinti protettivi non è altro che il signore calvo sovrappeso e con un comico tic sul bus accanto a loro di domani. Perchè trattarlo cosi tanto bene, rivestirlo di sacro in virtu' delle sue misure e rumori oggi, e ignorarlo del tutto quando avrà perso gli unici connotati della debolezza che la nostra razza tiene in conto? E la debolezza, appunto. La debolezza dei bambini è sacra, la debolezza per sempre dell'handicap è sacralizzata a stento, con fastidio accuratamente isabbiato, e nemmeno sempre. La debolezza estemporanea, specialmente se non del corpo, è punita. L'indulgenza è una cosa che andrebbe ponderata col cuore o con la ragione o ambedue, non col DNA. E' immorale. Kakihara
[Gli sguardi documentati e i paragoni un po' mi inibiscono.] La Poetica dei fluidi. Recuperata in quel del water una rivista di qualche mese fa a contenuto attualità-politica-vagamente di sinistra, vi trovo uno specchietto sulla net-tech-bo-art. E' una rivista che mi scordo sempre di denunciare per un articolo indegno, per cui non fa molto testo il contenuto, ma i siti ivi citati sì, e di certo se il superficiale specchietto è stato messo lì è perchè incontra il gusto popolare. Il mio timido tentativo di defecazione è testè bloccato dal disappunto morale, quindi me ne vado altrove. [a meditare.] Non ho nulla contro quelle cose ma mi stanno sulle balle perchè io sono disoccupato e i tiepidi tentativi dei conoscenti di consolarmi con 'anche Van Gogh..' possono solo evocare poco tiepidi 'ma vaffanculo'. Il momento Biagi incombe, e mi viene in mente quando nel '31, no, nel 200X mi trascinavo prudentemente lontano dalla piu' patetica e importante manifestazione artistica italiana, sotto l'onnipresente sole impietoso e soprattutto sotto tre metri per alcuni chili di tele e/o travi, non ricordo, ghignando e lamentando tra me e sè, molto Spider, metafore calvariomartiriche. Il mio ghigno divento' smorfia quando qualcosa di grosso e giallocanarino, attorniato da adepti leccaculo riempì l'angolo della mia visuale. Pensai che fosse il caldo, perchè era davvero una visione surreale, poi ricordai la manifestazione qualche chilometro piu' in là e l'esistenza della body art, e capii. Essa [non Ella: essa.] cazzeggiava, vestita di una tunica aragosta, i capelli bicolori in omaggio all'apemaia, a duchamp o alla sua squadra di calcio non mi frega saperlo, occhiali da sole renato zero [carini] e un nugolo di moralmente corrotti a semicerchio a lambirne l'immorale adipe: io arrancai affiancandoli [ovviamente bloccavano mezza strada, che non gli venisse in mente di stare all'ombra in un caffè] e ripresi a spiderizzare a voce piu' alta, questa volta sulla decadeza dei tempi el'arte affanculo e la purezza affanculo e le orlan che ciullano denaro e in piu inquinano la vista pettinandosi da mutanti. Purtroppo Essa non sa la mia lingua e il capannello non so, ma in ogni caso non abbiamo fatto a botte come volevo, e benchè armato di trave è probabile che avrei perso [è molto vasta.] per cui in finale meglio così. Mi trascinai fino a dove dovevo, pensando che tutto cio' era una perfetta e crudele allegoria. Ma: R. e io si era pensato ad una performance catartica, opportunamente pubblicizzata[: la partecipazione del pubblico è vitale, come pure l'effetto umiliazione collettiva] in cui un pupazzo ad orlan-immagineesomiglianza venga esposto e artisti, pubblico e passanti possano sputarci, eiacularci sopra [sconsigliato se si farà in strada], o anche solo tirarle una sberla. Il manichino alfine ricoperto di materiale organico [dovrebbe piacerle dai] verrà esposto in un galleria trendy o se va male a casa mia, l'intera opera è una citazione dotta e naturalmente un tributo all'opera 'Santa Orlan' - quando ancora costei aveva idee. Si chiamerà 'Fanculo Orlan.' Chi fosse interessato a partecipare all' Happening, o a fornire a prezzo modico il manichino, lasci un post.
Kakihara
Intro/Asylum Ho pubblicato il link di Brankio poco fa, un po' perchè la colonna www era deprimente, ma piu' che altro perchè - C’è qualcosa nella voftra famiglia che non va. Vi amareggerà fcoprire che non in tutti i nuclei familiari fi praticano omicidi e mutilasioni. Film consigliato: La Casa dei 1000 Corpi - l'ho consultato e aveva tristemente ragione. almeno per ora non si mutila nessuno così simulo cose importanti da fare dietro porte approssimativamente sprangate e tento di ricogliere l'originale [poco, impopolare piu'] sentire dei due, tre? non so, giorni scorsi. Ma è un po' infattibile perchè era notte ed ero solo e ora nessuna delle due cose, il sole è bellissimo e insultante, il 'bellissimo' lo aggiungo da pagano - a me fa schifo ma mi sembra pericoloso non ammetterne l'oggettiva maestosità oggi - mi illumina bene anche dalle tapparelle abbassate e mi sembra un additare gratuito. Poi mi vedo bene così e non mi piace. ho preso in mano i pennelli per nulla romantici ma solo bricolage alla luce impietosa dell'astro e ho tentato di fare una parete verdina-angosciosa-veritiera-angosciosa-claustrofobica, invano per ora, sul quadro che dovrebbe divenire sensuale-angoscioso-veritiero-ambiguo-angoscioso-calustrofobico-angoscioso e naturalmente verdino. Il verdino c'è, ma un po' stentato. I due-tre-non-so-giorni li avevo passati scavando con lo zelo e il vago timore che avrei avuto da bambino in una soffitta altrui abbandonata tra siti e..siti temo a sfondo rovine moderne, in particolar modo ospedalcarcerarie, [come mi è venuta voglia di farlo è troppo coglione da dire]. comunque scavando con l'innocenza della rimozione pensavo di trovarmi in territorio nuovo e di osservare il tutto con perfetta attitudine - ospedali appunto, corridoi dall'aria spettrale, celle stanze finestre rimasugli e storie connesse ai luoghi e via dicendo con corretta com-passione goduria estetica e giusti brividi di inquietudine. Invece era esattamente questo piu' una fredda - non gelido, nulla di quello, no paragothic no Bateman: il fresco che c'è in una cantina in estate ad esempio- tendenza al trovare il tutto sensuale. Nulla di rotteniano o altrettanto idiota, proprio solo qualcosa dell'ambientazione estetica che a me fa quell'effetto, ma è perlopiu' un tipo di effetto sulla parte narcisista[l'avro' pure io]-omosessuale, dacchè taglia fuori il femminile, che è il 90% del mio target sessualamoroso. Al che la rimozione se n'è andata altrove emi sono ricordato che soprattutto da piccolo, piccolo davvero, era identico. Una volta tanto nessun compedio dell'odiato freud mi aiuta, e resto un po' stupito, contento del rinnovo a base di intonaco scrostato e metri quadrati obbligati del mio immaginario erotico e perplesso e teso come davanti al cubo di hellraiser ostinatamente chiuso, una cosa che non capisco. Non sarebbe importante se non avessi la mia fissazione di sapere la nascita di tutto prima di validarlo, sopportarlo, o amarlo. specificherei a questo punto che il mio immaginario erotico se ne sta comodamente fra le mie tempie e trova sua piena e unica espressione nelle mie pratiche personali [il neurale non è tutto], senza bisogno di seviziare altri che me. Ho proceduto a qualche sperimentazione personale, ancora piu' perplesso l'ho trovata, ho trovato il dopo, qualcosa come il post profilassi di salute, come , forse, dopo i fanghi termali o una vacanza di quel tipo. come dopo le tappe abbastanza precise di una tabella di marcia per tutelare qualcosa che ha a che fare con la salute fisica. no, non salute: integrità. questo è parecchio strano. In ogni caso ora sono chiuso di qua a cercare questa perduta per ora atmosfera fra i ricordi annacquati, triste come bere il fondo del bicchiere della sera prima, non per pigrizia ma per necessità. C'è caldo, gli specchi si ostinano a riflettermi e ho troppe cose vere da fare per volerle fare, mi sembra di avere i creditori alla porta e non aprire per consegnare i soldi che ho solo perchè gridano. Così aspetto, e forse aumentano i debiti. Sotto ho messo una immagine trovata su un archivio fantastico di tavole e strumenti storici medici, [questi non mi arrapano, sono solo belli.] Quella è davvero interessante anche se oggettivamente un po' morbid. Kakihara
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